venerdì 29 gennaio 2016

Veronica e il sole


Veronica sapeva suonare.
L'aveva sempre saputo, era nata così. 
Capiva la musica e la sentiva in ogni cosa; sentiva la musica del mare, quella della montagna, e quella del vento.
Capiva però anche la musica del macinino da caffè, quella dell'asciugacapelli  e quella del "tu-tuuu" del telefono libero.
 Il mondo per lei era come un grande concerto. 
Quando usciva di casa aveva sempre in tasca un flautino di legno. 
Se le capitava di parlare con qualcuno e di non riuscire a spiegarsi con le parole, tirava fuori lo strumentino e intonava una melodia: come per magia tutto diventava più chiaro per chi l'ascoltava. Se vedeva qualcuno litigare, la bambina soffiava nel suo flauto e subito gli animi si calmavano. Se incontrava qualcuno che era triste, Veronica suonava e il groppo della tristezza si scioglieva.
Ora accade che un giorno vide un bambino seduto sul marciapiede con l'aria triste, ma così triste, che non seppe resistere alla tentazione di strappargli un sorriso. 
-Che ti è successo?- gli chiese gentilmente avvicinandosi a lui. 
-La mamma non mi vuole più bene- rispose il piccolo con l'aria rassegnata-. -E' nato un fratellino e ora lei guarda solo lui-. 
Veronica capì che si trattava solo di un pizzico di solitudine e di gelosia. Tuttavia la tristezza del bambino era sincera e grande. Così la bambina tiro fuori il suo flauto e intonò un motivetto sottile sottile come un filo di fumo, ma allegro come una giornata di sole. La canzoncina si infilo tra le pieghe della tristezza del bambino e la sciolse come neve al sole. Il piccolo cominciò a sorridere e a battere le mani. Non si ricordava neppure più perché prima era triste e cominciò a ballare.
        Veronica continuava a suonare, e i passanti cominciarono a fermarsi e a ballare con il bambino. Dopo un pò iniziarono a fermarsi anche le macchine e la strada si trasformò in un carnevale: gente che ballava qui,  gente che saltellava là. Un avvocato che aveva un'importante causa in tribunale ballava la mazurca con una barista che aveva lasciato un cappuccino a metà; un meccanico tutto unto ballava il rock con una vigilessa che aveva perso fischietto e il blocchetto delle multe. Un ragioniere in piedi su una panchina sbriciolava fogli e fogli di carta per fare coriandoli. 
Tutti si fermavano a sentire Veronica. Tutti si fermavano a ballare. 
Tutti, proprio tutti, anche il sole. Infatti, alle sette di sera, il sole era ancora alto in cielo, ascoltava il flautino di Veronica​.
A un tratto la bambina si accorse che si era fatto tardi, anzi tardissimo, è così mise in tasca il flauto e corse verso casa come una lepre inseguita da una volpe.
Il Carnevale si bloccò come una macchina a cui si sia fermato il motore: i ballerini, per un attimo, si guardarono attorno smarriti, quasi non capissero perché erano lì. Solo un attimo però, perché l'attimo dopo il sole, non più trattenuto dalla musica di Veronica, si abbassò sull'orizzonte e sopraggiunsero le ombre della sera.
L'avvocato si mise a cercare la sua cartella assieme alla vigilessa che cercava il fischietto, la barista tornò i suoi cappuccini e il meccanico andò a casa a lavarsi finalmente le mani.
Il ragioniere invece si era sdraiato sulla panchina e dormiva. Nel sonno risentiva in sogno le notte del piccolo flauto e sorrideva felice​...
una favola di Stefano Bordiglioni tratta dal libro " Un attimo prima di dormire", 
edizioni Einaudi Ragazzi

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