domenica 31 gennaio 2016

PREGHIERA E CIMATICA

Gli studi di Chladni e Jenny sugli effetti del suono
ci aiutano a comprendere
che la preghiera non è una forma di superstizione
bensì un modo per creare o riportare ordine intorno a sé,
ricavandone un senso di armonia interiore e quindi di benessere.
Due sono gli elementi fondamentali della preghiera:
  • le parole parole con il loro significato 
  • l'effetto non meno importante della vibrazione che esse procurano.

estratto dal CD "La via verso l'infinto" 
Elvira Pisaturo, Giovangiuseppe Fiorillo,
Edizioni RED

sabato 30 gennaio 2016

Esercizi di respirazione energetica di Leboyer

A
   E 
      I 
    O 
  U 
M

Questi semplicemente sono i suoni che imparerai, che apprenderai di nuovo a riprodurre perfettamente. Significa mettere a frutto e utilizzare tutte le facoltà espressive del tuo viso, la sua mobilità. Proprio come hai già imparato ad utilizzare il respiro nella sua pienezza.

A
La prima lettera dell'alfabeto, il primo suono che il bambino pronuncia: ma
Presto egli lo dice due volte ripetendolo come un'eco: ma ma pa pa!
Bada bene adesso la bocca deve essere completamente spalancata.
Questa apertura non deve nascere da uno sforzo, bensì da un rilassamento del volto.
Stupirsi, ammirare, e non... mordere!

E
dopo la A ben aperta, stupita, la tua bocca risplende ora di un luminoso sorriso: la E affascinata

O
ora la bocca rinuncia alla sua passività, o meglio alla sua morbidezza e comincia a muoversi. 
Le labbra si richiudono formando una fessura stretta e tondeggiante mentre le sopracciglia si sollevano esprimendo felice sorpresa OOOO

I
e mentre le sopracciglia si abbassano la bocca ritrova la sua ampiezza. Ritorna il sorriso, ancora più radioso. All'inizio ci vuole un grande sforzo, non muscolare ma di concentrazione, per distanziare tra loro gli angoli della bocca e dare a questo sorriso la sua pienezza, la sua grazia, tutto il suo potere di seduzione.

U
Dopo questa festa dell'espressione, dopo questo saluto al mondo, ritorna l'astrazione, inizia il ritorno alle sorgenti della quiete.
La bocca semi aperta come se tu stessi dando un bacio, o rivelando un segreto, mentre le sopracciglia tornano a sollevarsi, reclamando grande attenzione per la U.

M
Ora la bocca è di nuovo chiusa. 
Tuttavia dietro le labbra posate una sull'altra i denti non riposano, affinché vi sia spazio per questo nuovo suono e la distensione del viso divenga perfetta. 
Ora i tratti del volto sono totalmente inespressivi; in questo momento hai trasceso l'inquieto mondo delle emozioni, l'hai lasciato alle spalle.

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Mediante l'uso di tutte le tue facoltà mimiche hai imparato a produrre i suoni in modo completo.
Ora comincia a cantare, consapevole in ogni momento che dovrai mantenere il suono finché ti riuscirà senza sforzo. 
Giunta alla fine del respiro, rimani come svuotata, magari anche per un solo istante, prima che il ventre, e non l'addome, riaccolga di nuovo l'aria.

venerdì 29 gennaio 2016

Veronica e il sole


Veronica sapeva suonare.
L'aveva sempre saputo, era nata così. 
Capiva la musica e la sentiva in ogni cosa; sentiva la musica del mare, quella della montagna, e quella del vento.
Capiva però anche la musica del macinino da caffè, quella dell'asciugacapelli  e quella del "tu-tuuu" del telefono libero.
 Il mondo per lei era come un grande concerto. 
Quando usciva di casa aveva sempre in tasca un flautino di legno. 
Se le capitava di parlare con qualcuno e di non riuscire a spiegarsi con le parole, tirava fuori lo strumentino e intonava una melodia: come per magia tutto diventava più chiaro per chi l'ascoltava. Se vedeva qualcuno litigare, la bambina soffiava nel suo flauto e subito gli animi si calmavano. Se incontrava qualcuno che era triste, Veronica suonava e il groppo della tristezza si scioglieva.
Ora accade che un giorno vide un bambino seduto sul marciapiede con l'aria triste, ma così triste, che non seppe resistere alla tentazione di strappargli un sorriso. 
-Che ti è successo?- gli chiese gentilmente avvicinandosi a lui. 
-La mamma non mi vuole più bene- rispose il piccolo con l'aria rassegnata-. -E' nato un fratellino e ora lei guarda solo lui-. 
Veronica capì che si trattava solo di un pizzico di solitudine e di gelosia. Tuttavia la tristezza del bambino era sincera e grande. Così la bambina tiro fuori il suo flauto e intonò un motivetto sottile sottile come un filo di fumo, ma allegro come una giornata di sole. La canzoncina si infilo tra le pieghe della tristezza del bambino e la sciolse come neve al sole. Il piccolo cominciò a sorridere e a battere le mani. Non si ricordava neppure più perché prima era triste e cominciò a ballare.
        Veronica continuava a suonare, e i passanti cominciarono a fermarsi e a ballare con il bambino. Dopo un pò iniziarono a fermarsi anche le macchine e la strada si trasformò in un carnevale: gente che ballava qui,  gente che saltellava là. Un avvocato che aveva un'importante causa in tribunale ballava la mazurca con una barista che aveva lasciato un cappuccino a metà; un meccanico tutto unto ballava il rock con una vigilessa che aveva perso fischietto e il blocchetto delle multe. Un ragioniere in piedi su una panchina sbriciolava fogli e fogli di carta per fare coriandoli. 
Tutti si fermavano a sentire Veronica. Tutti si fermavano a ballare. 
Tutti, proprio tutti, anche il sole. Infatti, alle sette di sera, il sole era ancora alto in cielo, ascoltava il flautino di Veronica​.
A un tratto la bambina si accorse che si era fatto tardi, anzi tardissimo, è così mise in tasca il flauto e corse verso casa come una lepre inseguita da una volpe.
Il Carnevale si bloccò come una macchina a cui si sia fermato il motore: i ballerini, per un attimo, si guardarono attorno smarriti, quasi non capissero perché erano lì. Solo un attimo però, perché l'attimo dopo il sole, non più trattenuto dalla musica di Veronica, si abbassò sull'orizzonte e sopraggiunsero le ombre della sera.
L'avvocato si mise a cercare la sua cartella assieme alla vigilessa che cercava il fischietto, la barista tornò i suoi cappuccini e il meccanico andò a casa a lavarsi finalmente le mani.
Il ragioniere invece si era sdraiato sulla panchina e dormiva. Nel sonno risentiva in sogno le notte del piccolo flauto e sorrideva felice​...
una favola di Stefano Bordiglioni tratta dal libro " Un attimo prima di dormire", 
edizioni Einaudi Ragazzi